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Calcio, è arrivato il momento di cambiare
23.07.2010 18:00 di Andrea D'Alessandro
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La crisi esiste: ne sentiamo parlamo parlare continuamente, ne parliamo sempre più spesso. E' un dato di fatto che trovare fondi da investire al momento è quantomeno difficile, anche nel magico mondo del calcio. Un'universo che fino a qualche anno fa sembrava essere stato posto dentro una sfera di cristallo, immune da tutto. Ogni negatività rimbalzava su di essa lasciando il suo interno inviolato, permeato da uno strato quasi magico, che attirava a sè chiunque. Ora quella sfera si è rotta. Prima "Calciopoli" con lo scandalo sugli arbitri ed ora la crisi, stanno lentamente deteriorando il nostro calcio facendogli perdere appeal, prospettiva ed interesse. Se il Milan lancia l'austerity un motivo ci sarà; se l'Inter, nelle parole di Moratti, promette che il grande colpo si farà solo cedendo un "big", pure; se la Juventus fatica ad arrivare a Krasic e Dzeko, "ripiegando" su Pepe e Martinez, è sempe lo stesso motivo a determinarlo. La logica conseguenza è che tutte queste squadre perdono fascino nei confronti delle altre "big" europee. I rossoneri hanno cominciato l'opera di ringiovanimento rinforzando la Primavera, ma la prima squadra rimane pur sempre attempata e paga di risultati. I tanti giocatori che si propongono (Krasic e Dzeko su tutti) deve vedersi rispondere un "no" grande quanto una casa, perché non ci sono le disponibilità economiche per affinare i loro trasferimenti. L'Inter dal canto suo (forse per la prima volta da quanto Massimo Moratti ne è alla guida) preferisce vendere prima di comprare. Un po perché la rosa è già perfetta così com'è, ma sicuramente anche perché non si vuole "tirare troppo la cinghia" per concludere trasferimenti. La Juventus rimane comunque la più attiva delle tre, anche se gli acquisti di Pepe, Martinez e Motta non sono certo di prima fascia. Speriamo che non siano anche i migliori che potevano permettersi (senza sminuire assolutamente le qualità dei tre, ma parlando di fascino, un Krasic vale molto più di un Pepe, ripeto, sul puro lato dell'apparenza). Se in Italia la situazione potrebbe precipitare (sempre che non l'abbia già fatto) negli altri stati campionati europei le cose non vanno certo meglio. La Francia ha quasi definitivamente perso il suo fascino, Lione a parte (solo per la storia del club), in Spagna si comincia ad evitare di fare spese folli (come il Barcellona, che non compra Fabregas perché costa troppo, discorso che solo due o tre anni fa non sarebbe mai esistito), in Inghilterra poi. Molti club sono in piena crisi finanziaria e si vedono costretti a vendere i loro campioni. Il Chelsea non riesce a piazzare un colpo degno di tal nome da svariati anni, il Manchester United idem, l'Arsenal, dopo la cessione di Henry, ha preferito puntare sulle giovanili che non sulla prima squadra. Unica eccezione: il Manchester City, ma il motivo è molto chiaro: la dirigenza è il petrolio. Solo in Germania le cose vanno meglio (non benissimo nemmeno li). Uscendo dai confini europei, attraversando il Pacifico, ci troviamo in Sudamerica. Qui, la situazione potrebbe diventare incontrollabile a breve. In Argentina sono molti i club che in questo mercato venderanno i loro gioielli per sopravvivere (Belgrano da Cordoba con Vazquez o il più quotato Rosario Central); il Brasile invece ha da sempre rappresentato un'eccezione nel calcio mondiale. Difficilmente i calciatori scelgono una squadra carioca come loro destinazione e le squadre hanno sempre valorizzato molto i giovani per poi rivenderli in Europa, quindi se può dire che li sono "abituati" a vendere per necessità. La soluzione allora qual'è? Alcuni credono che le cose miglioreranno da sole col passare della crisi, c'è chi in Italia discute sulla privatizzazione degli stadi (proponendo di seguire prima il modello inglese, ora quello tedesco), ci sono presidenti che ridimensionano fortemente le squadre (e gli obiettivi di conseguenza). Difficile predire un tempo in cui le cose miglioreranno, è molto più facile capire che andando avanti così la sfera di cristallo potrebbe perdere anche le ultime fondamenta rimaste, gettando il calcio (quello italiano soprattutto) in uno stato di caos e delusione, perdendo così il fascino che ha al momento, e che (ricordiamo quattri anni fa con la vittoria del mondiale) è l'unica cosa che riesce veramente a tenere uniti. Altre notizie - Calcio Internazionale
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