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Rossi, il miracolo del Dottore
28.07.2010 09:00 di Andrea D'Alessandro
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Esistono pochi termini per classificare la sua specie. Super? Riduttivo. Asso? Ridicolo. Incredibile? Inadeguato. Prodigio? Abusato. Fenomeno, mostro, portento: ecco gli aggettivi giusti, quelli corretti da usare per parlare di gente come Valentino Rossi. Fin dal 1996, dal suo esordio in 125 con l'Aprilia RS a 17 anni, il suo talento cristallino è stato sotto gli occhi di tutti. Una carriera corredata di titoli e record infranti, di vittorie e delusioni, cadute e risalite.Ma l'ultima, stupefacente, miracolosa, celestiale perla ce l'ha regalata poco tempo fa. Era il 5 Giugno 2010. Sulla pista del Mugello, i piloti della MotoGp, correvano il secondo turno delle prove libere. In un momento capita il finimondo: Rossi cade e si fa male, il pubblico incredulo lo sostiene e lo incoraggia, ma purtoppo la giornata si rivelerà nera per il "dottore". Frattura scomposta alla tibia e perone destri, con l'osso che è addirittura uscito dalla pelle. La diagnosi è preoccupante e il responso dei medici circa il suo probabile rientro è terrificante: minimo 5 mesi, non prima. 7 Luglio 2010, sul circuito di Misano c'è una Yamaha YZF-R1 SBK che gira sotto lo sguardo incredulo dello staff: è Valentino Rossi. A soli 32 gioni di distanza, il pilota di Tavullia si rimette in gioco. Altre prove a Brno, poi il Gp del Sachsenring con il quarto posto soffiatogli all'ultimo da Casey Stoner. Quando Vale taglia il traguardo appena dietro l'australiano viene voglia di urlare: Rossi c'è! Rossi c'è! "Il quato posto più bello della mia vita": sono queste le parole a caldo del "dottore". Come biasimarlo? D'altronde ha corso con un chiodo di 27 centimetri conficcato nella gamba destra. Il miracolo è compiuto. In pochi si aspettavano di vederlo in Germania in sella alla sua Yamaha, nessuno avrebbe sospettato che sarebbe li, dietro ai tre tenori, oltretutto girando per tutta la gara con tempi in linea con quelli stratosferici del vincitore Daniel Pedrosa. E che dire del podio di domenica scorsa nella pista più bella del Mondiale? Un altro capolavoro di bravura, prudenza e classe purissima. Ci è chiaro ormai: piloti si nasce. C'è chi viene al mondo e riesce a segnare da qualsiasi posizione, chi prende vita con il ritmo nel sangue... e c'è chi nasce con lo sprezzo del pericolo, con quella matta voglia di superare il limite del possibile, arrivando a "staccare" sempre più tardi, sempre più forte: sono i piloti. E' la storia ad insegnarcelo. Zanardi, dopo un terribile incidente in cui di fatto perse le gambe (amputategli poco dopo), torna a gareggiare partecipando a campionati WTCC e Superturismo. Roberto Locatelli, per tornare in tema di moto, nel 2007 a Jerez de la Frontera perde il controllo a 150 km/h sbattendo contro il muro. La prognosi sarà più lunga della lista della spesa di un condominio pieno di studenti universitari fuori porta. Numerose contusioni alla cassa toracica e alle spalle, fratture alla gamba destra e alla caviglia sinistra, trauma cranico-facciale con stato di coma vegetativo: in pochi sarebbero sopravvissuti, un numero esiguo sarebbe guarito, nessuno sarebbe tornato in sella a una moto. Rossi dal canto suo non ha riportato traumi così evidenti, ma il suo recupero è comunque miracoloso e verrà annoverato da tutti, seguaci delle moto e non. Un'incidente che avrebbe potuto distruggere carriera e vita di chiunque, ma che Vale ha preso tutto sommato bene: "Vado a mettere un chiodo e torno". La sua spregiudicatezza l'ha da sempre contraddistinto aiutandolo a conquistare vittorie e a spazzare via i suoi antagonisti. Prima Biaggi, poi Gibernau, dopo Stoner, Pedrosa e Lorenzo: tutti hanno subito la forza arrembante di Rossi e ne sono stati vittime. Dopo quelli sulle piste, il miracolo di Rossi è avvenuto nella sua gamba. Nonostante tutto. Nonostante Lorenzo, che di Rossi nella MotoGp ha preso temporaneamente il posto. Nonostante la Yamaha, che sembra non credere più in lui data la sua età. Nonostante le voci di un suo certo passaggio in Ducati (che ormai neanche lui smentisce più, tanto sono veritiere e incontrovertibili). 49 giorni gli sono bastati per tornare in pista e dimostrare che "gallina vecchia fa buon brodo", se ancora ce ne fosse bisogno. In questi anni ha fatto capire di non averi rivali. L'unico, che riesce a tenere il suo passo, è forse lui stesso. Il futuro? Di sicuro qualche anno sulla "rossa" lo farà, poi... solo il tempo ce lo dirà. Un campionato in F1? Uno sui rally? Vedremo più avanti certamente. Perché questo Rossi, le moto, non sembra avere la minima intenzione di abbandonarle. E loro neanche. Altre notizie - Editoriale
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