Alessandro Lucarelli sta per affrontare la sua quinta stagione in maglia crociata. Quando Morrone non va in campo, lui è il capitano della squadra. E se due giorni fa Parolo s'era detto stupito dalla professionalità e dalle motivazioni dei "vecchi" del gruppo, certamente si riferiva anche a lui. "A me, come del resto a Morrone, piace stare davanti al gruppo, un po' per carattere un po' per senso di responsabilità. Quand’ero ragazzo io vedevo Vierchowod che faceva lo stesso. L’esempio che puoi dare è importante per i giovani, è anche un modo di metter a frutto l’esperienza". In questo modo, anche se uno gioca poco com'è successo a Morrone negli ultimi mesi, può essere un leader importante. "E' proprio così. Se Morrone, il capitano, dà il 100% in allenamento anche quando non gioca, sempre sul pezzo, con serietà, sarà più difficile che un ventenne se salta due partite possa permettersi certi atteggiamenti polemici. Anche così si formano i gruppi sani". I nuovi arrivati come sono? "Direi che Pabòn è già pronto per far bene anche in Italia. E’ rapido, smaliziato, non avrà problemi di ambientamento né nel Parma né in Italia. Parolo è ben conosciuto, Ninis è già internazionale, Belfodil ad esempio, pur essendo giovane, mi sembra che abbia la giusta faccia tosta. Anche in partitella spinge, ti punta, dribbla fa l’entrata. Insomma, non prova soggezione. Poi c'è Fideleff che è già stato a Napoli: secondo me è tutta gente che può darci una buona mano". La partenza di Giovinco richiederà variazioni al sistema di gioco? "Dipende, lo capiremo dopo le prime gare. Credo che Donadoni abbia in mente di proseguire con il 5-3-1-1 dell’anno scorso. Ma se emergesse la necessità di cambiare il nostro allenatore non si farà certo pregare. Dipenderà anche da come sapremo sfruttare le diverse prerogative di chi sostituirà Giovinco". Nei panni dei tifosi del Parma, che finora sono stati un po' freddi in fase di campagna abbonamenti, che cosa penserebbe a questo punto della stagione? "Penserei che c'è un’ottima base che ha concluso alla grande un bel campionato, e in più sarei curioso di vedere all’opera i vari elementi di grande valore arrivati quest’estate. Penserei che se l'innesto è felice ci si potrebbe divertire parecchio". Anche perché si parte con unallenatore che ama il bel gioco, il calcio offensivo. "Certamente sì, Donadoni ha rivoltato come un guanto la nostra mentalità. Eravamo abituati a pensare a coprirci, a stare abbottonati, con lui è tutto il contrario, si pensa prima a far male agli altri. E’ una cosa che ci ha aiutato tanto nell’escalation dell’anno scorso. Anche la preparazione che stiamo facendo è molto varia, le nostre sedute sono sempre un mix di varie cose, ed è il modo migliore per far fatica e non sentirla". Suo fratello Cristiano si è messo a fare l’allenatore e inizia con gli Allievi del Parma. Anche lei pensa a una panchina o preferirebbe altri ruoli nel mondo del calcio quando smetterà? "A dir la verità, pur essendo avanti negli anni, non ci ho ancora pensato perché mi sento solo calciatore. Nel calcio credo che resterò, anche perché le mie conoscenze sono in questo mondo, altro non saprei fare. Però non è che senta forti spinte verso la panchina o verso un ruolo dirigenziale. In ogni caso spero che, come ha fatto con Cristiano, a fine carriera la società possa propormi qualcosa".